SALVATA DA UN INDIGENO


FORESTA AMAZZONICA

In un luogo disperso nella vegetazione piu' suggestiva e rigogliosa, in mezzo ai suoni delle voci di  uccelli esotici e rumori caratteristici della natura incontaminata, dei passi che attraversano l'erba, e alcuni frammenti di di rami caduti sul manto erboso, si confondono con i rumori di alcuni animali che transitano nei dintorni. Il fogliame viene poi "aperto" da delle mani, una delle quali impugna una lancia con la punta di freccia in pietra. Mani maschili,mani forti, mani di qualcuno che sta percorrendo quei tratti incontaminati della terra facendosi largo tra il fitto fogliame, fino a quando si imbatte in qualcosa.Una sagoma femminile e' distesa sul manto erboso a faccia in su. La donna ha il viso sporco di sangue, in particolar modo sotto gli occhi e lungo gli zigomi. Lo sconosciuto si china sulla donna vedendola in condizioni pessime notando le sue braccia ustionate e sanguinanti come le caviglie. Lo sconosciuto si china posando la lancia sull'erba e con una mano sfiora il viso provato dell'amazzone che e' distesa sul carezzevole manto della foresta.

"Siapa kau ...?"

Sono le parole che il giovane uomo pronuncia, tipiche della tribu' di "appartenenza", ma Shayla ancora non recupera i sensi. La mano dello sconosciuto sul suo viso che le sta quasi cercando di ripulirla dal sangue, inizia a farsi sentire in modo piu' accentuato, permettendo cosi' alla donna di aprire gli occhi pochi minuti dopo. Lo sguardo dell'amazzone ha come un sussulto insieme al suo corpo gravemente provato, cercando di sollevarsi di scatto non appena scorge la figura di quello sconosciuto.

"Tidak, berhenti...." ( no,ferma...)

Lo sconosciuto toglie la mano da lei per mostrarle il palmo della mano come per comunicarle un  messaggio di calma.

"Tenang ..." ( tranquilla)

" Semuanya baik....Aku tidak ingin menyakitimu" ( E' tutto a posto, non voglio farti del male....)

La voce del giovane e' calma e al tempo stesso decisa e rassicurante.

Shayla resta immobile.Intorno a loro, si sentono i paradisiaci rumori della natura. Shayla fissa il giovane che le sta chinato avanti. La figura maschile che e' davanti agli occhi dell'amazzone, e' quella di un giovane indigeno dai lunghi capelli ribelli e un look caratteristico tra l'indigeno e l'etnico. Il braccio piu' visibile del giovane, e' tatuato. Altre parti del corpo sono dipinte di rosso e bianco.

Shayla cerca di restare in appoggio con le mani sull'erba, ma le ferite sulle mani e le braccia la fanno sobbalzare dai dolori.

"Ah...."

Si lamenta qualche istante alzando le braccia come per verificare le loro condizioni.

"Tidak, tidak ... tidak bergerak .. kau terluka" ( no, no, non muoverti....sei ferita....)

L'indigeno le rifa' il gesto di mantenersi calma.La mano di lui emana una sensazione di protezione.

"Jangan takut, aku ingin membantu" ( non aver paura, io voglio aiutarti)

Shayla resta in silenzio ascoltando le incomprensibili parole dell'indigeno che le parla nella sua lingua.Il giovane la guarda negli occhi come per assicurarsi che lei si sia tranquillizzata, quindi da una sacca di cuoio che porta a tracolla prende una specie di telo di giunco, poi le si avvicina con la mano in modo lento per pulirle il viso dal sangue. Shayla lo guarda negli occhi . Sul momento e' tesa, ma  il modo di fare di lui le danno la conferma di essere al sicuro. L'indigeno alterna la medicazione col giunco per soffermarsi a guardare gli occhi.Le sorride come a volerle comunicare il fatto di aver capito che lei si fidi di lui.

"Grazie..."

Sussurra Shayla parlando finalmente per la prima volta.L'indigeno la guarda ora un po' sorpreso, quasi come se la capisse.Ferma la medicazione un attimo per poi tornare a sorriderle e riprendere a pulirla dal sangue con cautela.

"Capisci la mia lingua?"

L'indigeno torna a concentrarsi sulle ferite di Shayla sfiorandole le braccia con grande tatto.

" Poco....io capire....Ma tu.....guarire...."

Shayla alza una delle braccia ferite incupendo lo sguardo.

"Quale, tuo nome?"

Le chiede fermandosi nel guardarla col giunco in mano e riuscendo a pronunciare alcune parole della lingua dell'amazzone.

"Shayla. Mi chiamo Shayla, e tu?"

"Mio nome....Kir ...."

Della fitta pioggia inizia a scendere cominciando a bagnare la rigogliosa vegetazione e anche i due giovani.

Shayla alza lo sguardo verso l'indigeno.

"Kir? Kir.....dove siamo?"

Shayla si guarda spaesata intorno mentre la pioggia incalza vedendo poi le ferite sulle braccia e le caviglie che a contatto con l'acqua della pioggia iniziano a farle sentire il dolore, quasi come se proprio l'acqua stesse cercando di metterla in contatto con l'ascolto del dolore di quelle ferite.

"Ahhh..."

Si lamenta in un lungo e sofferente mormorio.

"Tu venire con me. Tu no camminare.....tu... fidati...di me..Io volere aiutare te"

Le dice Kir gesticolando come se facesse fatica a pronunciare le parole in lingua "alternativa". Dopo aver recuperato la sua lancia, fa l'atto di aiutare Shayla ad alzarsi, ma le ferite della donna costringono l'amazzone ad aggrapparsi all'indigeno per evitare di cadere.

"No...no..."

Kir scuote la testa negativamente e ferma l'intenzione di Shayla di voler camminare,quindi la solleva prendendola  in braccio con entrambe le mani.

"Tu ferma...io portare te. Pigia aumenta...tu capire...?"

"Pioggia...si dice pioggia..."

Shayla trova lo spirito di sorridere.

Kir sorride a sua volta comprendendo la ridicola "gaf".

"Io no bravo con parole"

Kir si incammina sostenendo Shayla con le sue nude e dipinte braccia avanzando nel fitto fogliame sotto l'incessante rumore della pioggia e dei tuoni che si scatenano nella foresta.

"Non mi hai detto dove siamo"

Gli chiede mentre "ondeggia"morbidamente tra le braccia dell'indigeno e mantenendosi come puo' , cingendogli un braccio intorno al collo e cercando di non far aderire troppo le ferite delle braccia alla pelle di lui.

"Non sapere dove. La foresta di terra...madre terra..e' vasta...."

Le vaghe parole di Kir.

"Ma saprai qual'e' la terra in cui vivi e stai. La tua terra. La tua terra la conosci, giusto?"

Kir si ferma sorreggendola e guardandola ora serio. Lo sguardo enigmatico non sembra ora molto sereno. Riprende a camminare mentre la pioggia cade sui suoi neri e ribelli capelli lunghi.

"Terra non mia. Non e' terra che appartiene a uomo. Semmai e' uomo che appartiene a terra. Non e' stato uomo a tessere tela per la vita....Tu...capire me?"

Si ferma ancora una volta per guardarla.

Shayla resta colpita da quelle parole. L'animo e la sensibilita' di quell'indigeno sembra fuori dal comune.

"Sembri saggio...molto saggio"

Kir riprende a camminare. Un tuono squarta in due il rumore dei passi di Kir che percorrono il fogliame bagnato e infangato.

"Terra ci e' stata....affidata. Ma anche noi affidati a Terra. Non e' nostra. Terra non e' di...nessuno.Ne' mia, ne' tua....Tu capisci?"

Le richiede.

"Stai andando benissimo..."

Gli dice lei sorridendo.

"Si, io conosco strada per mia capanna"

"Io intendevo dire che stai andando benissimo con le parole. Ti capisco perfettamente."

Kir si ferma vedendo poi lei sorridere. Capisce di aver ancora una volta fatto una specie di gaf.

"Vedi? Io no capire. No capire bene cose che tu dici. Ma io bravo a imparare. Io imparare da te..."

Shayla inizia a provare della simpatia per il modo in cui Kir le parla.

"Te lo ripeto.Stai andando benissimo"

Kir aumenta il passo nel vedere il temporale aumentare raggiungendo poi una specie di rifugio. Shayla non sa dove e' finita dopo essersi liberata dalla prigionia del tempio della signora della cenere, ma sa solo una cosa: che dopo cosi' tanto tempo passato a combattere, un carezzevole e sensibile indigeno e proprio un uomo, la sta portando in salvo, o forse la sta aiutando a ritrovare la strada del vero tipo di  guerriera che sarebbe. L'amazzone ha solo un modo per scoprirlo, ed e' quello di affidarsi all'incontro con l'indigeno.

Valentina - Racconti fantasy
Tutti i diritti riservati 2019
Creato con Webnode Cookies
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia